Vivisezione: domande e risposte
Cosa vuol dire vivisezione o sperimentazione animale?
Per vivisezione o "sperimentazione in vivo" si intende qualsiasi esperimento eseguito su animali o umani. Ogni anno solo in Italia un milione di animali, quasi 3000 al giorno tutti i giorni, vengono utilizzati per prove inutili e ripetitive, inapplicabili per la salute umana, ancora richieste da leggi antiquate e superate. Gli stessi test sono ripetuti successivamente, con altre forme e tempi, sui destinatari ultimi del prodotto in sperimentazione: noi umani. E questo, senza alcuna garanzia di legge e, spesso, senza consenso informato.
Chi conduce questi esperimenti e con quali regole?
Industrie chimiche, farmaceutiche, cosmetiche, belliche, istituti pubblici ed università. Anche grazie a generosi contributi dello Stato che permette l'immissione in commercio di migliaia di sostanze che si rivelano poi tossiche e nocive, riconosciute tali solo dopo mesi o anni a seguito dei danni provocati alla salute umana. Eppure, con la sperimentazione sugli animali, erano state garantite come innocue. L'attuale legge in vigore, la n. 116 del 1992, ha rivelato l'esistenza solo in Italia di più di 500 laboratori di sperimentazione animale, la gran parte dei quali addirittura sprovvisti di autorizzazione, in cui avviene di tutto con scarse possibilità di controllo.
Quali animali sono utilizzati negli esperimenti?
Soprattutto topi e ratti, ma anche gatti, cani, primati non umani, porcellini d'India, mucche, suini, cavalli, pecore, capre, piccioni, furetti, rettili, pesci, uccelli... Ma nessuna specie può essere modello sperimentale di un'altra specie. Gli animali sono simili a noi nel percepire il dolore, l'apprensione, la paura; ma sono diversi per i meccanismi di assimilazione, per struttura fisica e biochimica. Ed in seguito vengono utilizzati anche umani: in genere anziani abbandonati nelle corsie ospedaliere, malati terminali, carcerati, bambini orfani, immigrati.
Quali esperimenti vengono effettuati?
Tutti, anche quelli che non puoi immaginare. Tra i più comuni: test di tossicità acuta e cronica, irritazione della pelle ed inalazione, avvelenamento, induzione di cancro in varie parti del corpo. Gli animali sono obbligati ad ingerire sostanze di ogni genere dalle creme ai pesticidi; vengono privati dei genitori per esperimenti psicologici; vengono irradiati con raggi di ogni tipo; vengono torturati con elettrodi nel cervello; vengono modificati geneticamente per creare dei "mostri-animali".
L'uso di animali serve alla salute umana?
No. La medicina che ne è derivata è cresciuta senza rispetto neanche per il paziente, per l'uomo malato che è considerato come un numero, utilizzato solamente come consumatore di veleni ed utente di un Servizio Sanitario Nazionale in cui può scegliere fra più di 13.000 specialità farmaceutiche (nonostante la "nuova" Commissione Unica del Farmaco) con migliaia ritirate ogni anno, ma di cui solo 400 sono considerate indispensabili dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il cancro, per esempio, avanza inesorabilmente a causa dell'inquinamento di ogni genere - anche farmaceutico - che non si vuol fermare. I fondi raccolti servono solo ad arricchire sperimentatori senza scrupoli e non aggiornati, servono a far dimenticare uno dei capisaldi della salute e del suo mantenimento: la prevenzione. Ma l'industria della "salute" si fonda sul nostro stato di malattia; altrimenti non aumenterebbe i suoi profitti.
Perché allora continuano?
Per interessi commerciali (con un esperimento su animali si può dimostrare qualunque cosa, dalla tossicità all'innocuità di una sostanza, basta trovare la specie adatta a quanto si vuole dimostrare) e di carriera (gli esperimenti su animali portano a veloci pubblicazioni su riviste scientifiche), e per inerzia, "perché così si è sempre fatto". I ricercatori sembrano non voler prendere in considerazione altre strade, diverse dal dogma della vivisezione instillatogli all'Università.
Nel passato, gli esperimenti su animali non ci hanno fornito delle cure per le malattie umane?
Per decenni, il pubblico è stato portato erroneamente a credere che gli esperimenti sugli animali avessero portato a "cure miracolose" e "conquiste mediche". Ma la verità è che gli esperimenti sugli animali non hanno contribuito a curare una sola malattia umana. La ragione è semplice: la sperimentazione animale non può produrre alcuna cura semplicemente perché è basata su una premessa che è scientificamente falsa. Di conseguenza, il tasso di incidenza delle malattie sta crescendo, così come stanno crescendo le percentuali di morte per malattia.
L'unico progresso significativo contro le malattie nel 20esimo secolo è stato il controllo delle malattie infettive all'inizio del secolo, che è stato ottenuto grazie a migliori condizioni di nutrizione e di igiene, e non grazie agli esperimenti su animali.
La domanda principale è: se la metodologia usata nella ricerca biomedica - esperimenti su animali - è valida, allora perché non si materializzano le cure per tutte le malattie vecchie e nuove che affliggono l'umanità?
Quali prove preliminari alla "fase clinica" potrebbero essere praticate allora?
Lo sviluppo di colture in vitro di cellule e tessuti, di rilevazioni microscopiche, di sistemi molecolari, di simulazioni e di manichini computerizzati sta facendo capire che test scientifici ed incruenti sono già praticati e praticabili. Non si utilizzano già più animali per test di impatto automobilistico e gravidanza; molte aziende di cosmetici hanno indirizzato le loro ricerche in altre direzioni.
Senza animali quindi si può. Anche l'Unione Europea è impegnata in questa direzione: ha finanziato la creazione di un apposito istituto, l'"ECVAM - Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi" di Ispra (Varese).
tratto da www.novivisezione.org