Quando il profitto non è l'unico obiettivo.
Prestiti a prova di etica
All'incontro con il presidente della Banca mondiale, a Londra, erano presenti l' arcivescovo di Canterbury e altri 8 capi di fedi religiose. Argomento: i problemi etici degli investimenti nei Paesi poveri. Tra gli incriminati il gigante internazionale dell' arredamento, Ikea: sfrutta il lavoro sottopagato in Romania (la paga oraria e' di circa 500 lire). Ma poco dopo l' incontro anche la Chiesa d' Inghilterra e' stata pubblicamente denunciata: il deputato liberal democratico Norman Baker l' ha accusata di aver investito denaro nell' americana Monsanto, tra i giganti dell' ingegneria genetica. La risposta e' stata rapida e i legami finanziari con la compagnia sono stati sciolti. E ora, Monsanto e Ikea figurano tra le aziende escluse dai cosiddetti investimenti etici. Affari puliti. Gli investimenti etici rappresentano un grosso giro d' affari in Inghilterra, dove i consumatori sono molto sensibili al problema. Basti dire che i supermercati col maggior giro d' affari sono quelli che, nella scelta dei prodotti, prestano piu' attenzione alle questioni morali. Forse anche per questa tendenza sociale, la Co operative Bank, tra i primi dieci istituti di credito britannici, si e' di limitazioni sul genere di societa' cui concedere prestiti. Una politica che da' gia' i suoi frutti. Dal 1994 al 1995 i profitti lordi della Co op Bank sono aumentati del 55%, passando da poco meno di 18 milioni di sterline a 27 milioni e mezzo (oltre 80 miliardi di lire). Nel 1997, per il terzo anno consecutivo, gli utili della banca hanno raggiunto cifre record nella sua storia: oltre 45 milioni di sterline (piu' di 130 miliardi di lire), con un aumento del 24% rispetto all' anno precedente. Gli ispettori della banca passano al setaccio, con occhio sempre piu' severo, le aziende clienti. Obiettivo scoprire se siano impegnate in attivita' che possano urtare la crescente sensibilita' morale ed ecologica del pubblico britannico. Ecologia e diritti. Sono molti, ormai, gli istituti di credito e i fondi di investimento etico che rifiutano prestiti a vari tipi di compagnie: da quelle petrolchimiche e farmaceutiche a quelle collegate al commercio di tabacco e alcolici, a quelle coinvolte nel mercato della pornografia; dalle societa' che commerciano in armi o pellicce a quelle responsabili della "oppressione dello spirito umano", che vanno contro gli elementari "diritti dell' individuo", per esempio sfruttando il lavoro minorile. Questi fondi rifiutano di fornire servizi finanziari o investire anche per motivi politici: la condanna dei regimi totalitari e' globale. Tra i Paesi colpiti Namibia, Birmania, Iraq, Nigeria, Arabia Saudita, Afghanistan, Somalia, Cina e Indonesia. Tutti colpevoli di non rispettare i diritti umani e civili. Esclusi dai prestiti sono anche gli allevamenti intensivi (considerati "lager per animali") e le aziende che hanno a che fare con caccia e vivisezione. Motivo, sempre piu' persone le ritengono attivita' contrarie all' etica. La Co op Bank ha pubblicato annunci a piena pagina sui maggiori quotidiani inglesi dove, tra immagini di provette e conigli, si legge: "I nostri clienti sanno che ci sono aziende a cui non presteremo mai denaro. Per esempio, quelle che usano gli animali per testare i cosmetici". Alla televisione nazionale girano con sempre maggiore frequenza spot pubblicitari di sapore apocalittico, in bianco e nero, in cui un paesaggio terrestre deserto di vita e di foglie lascia il posto a una donna che annuncia il suo impegno per evitare la catastrofe ambientale: di tale impegno fa parte anche la scelta della Co op come banca. Che non a caso ha emesso la prima carta di credito biodegradabile, in collaborazione con l' organizzazione ambientalista Greenpeace. Lista nera. L' elenco dei sorvegliati viene regolarmente organizzazioni umanitarie e ambientaliste che vanno da Amnesty International al Wwf, dal National council for civil liberties alla Royal society for the protection of birds, la societa' inglese per la protezione degli uccell i. Le societa' sotto accusa variano a seconda della politica adottata dai diversi istituti finanziari, a favore degli animali, dell' ambiente o contro lo sfruttamento del lavoro o a favore dei diritti politici. Ottenere informazioni precise sulla "lista nera" non e' facile. Molte organizzazioni temono denunce per diffamazione. O anche di farsi pericolosi nemici dentro le grandi multinazionali. Chris Smith, addetto stampa della Co op Bank, chiama in causa la legislazione bancaria inglese, che vieta di fare nomi specifici su chi e' cliente di una banca e chi non lo e'. E' possibile, pero', stilare un elenco parlando con le fonti che hanno il compito di ricercare questo tipo di informazioni per conto dei fondi di investimento. Tra queste, l' Ethical investment research service, che esamina le aziende secondo una serie di criteri negativi e positivi, e alla fine compila una lista degli "inaccettabili". "Redigiamo non una ma varie liste, a seconda del cliente e del genere di richiesta che ci presenta, che siano le compagnie che hanno a che fare con armamenti, energia nucleare, violazione dei diritti umani o sfruttamento degli animali", spiega Karen Eldridge. "In tutto, abbiamo circa 500 aziende europee che vengono esluse dagli investimenti etici, anche se non significa che tutte compaiano nella lista di ogni fondo di investimento etico". "Le compagnie coinvolte sono talmente tante", dichiara Jonathan Atkinson, della rivista The ethical consumer, "che sarebbe impossibile pubblicare i nomi di tutte. Dobbiamo concentrarci sulle peggiori o le piu' note" (box a pagina 111). Tattica acchiappa consenso. Qualcuno ha visto nella radicale presa di posizione della Co op Bank una mossa per conquistare nuovi clienti, data la crescente popolarita' dei temi ecologici e animalisti. Sotto le vesti della morale, non si nascondera' una colossale operazione di marketing ? "La nostra non e' una scelta opportunistica", si difende Peter Walker, portavoce della Co op. "Tanto e' vero che se acquistiamo certamente nuovi clienti, ne perdiamo degli altri". Co op non e' l' unico istituto di credito ad aver adottato un codice morale. Da tempo le maggiori banche britanniche fanno a gara per chi si mostra piu' verde. Per esempio la National Westminster, la Royal bank of Scotland e la Bank of Ireland hanno firmato a New York un protocollo delle Nazioni Unite che le impegna a perseguire comuni principi Resta il fatto che la "coscienza pulita" rende. Gli investimenti etici danno, specie a lungo termine, profitti maggiori. E rappresentano il settore finanziario al momento in crescita piu' rapida. La ragione di questo successo e' semplice. Come spiega Lee Coates, dell' Ethical investors group: "A differenza degli altri, "non etici", noi conduciamo un' indagine scrupolosa di una compagnia prima di investirci del denaro. E alla fine abbiamo una conoscenza approfondita anche della sua posizione finanziaria". Ecco alcune delle societa' finite sulla "lista nera" della finanza etica Bp, Shell, Exxon, Texaco, Total, British Energy, British Aerospace, General Electric Company, L' Ore'al, Procter & Gamble (Camay, Vidal Sassoon, Oil of Ulay, Max Factor, Cover Girl, Clearasil, Vicks), Monsanto, Nestle', Unilever, McDonald' s, Pepsi Cola, British national fuel limited, Ikea, Bass, Whitbread (che possiede la catena di fast food Burger King), Alberto Gulver (Alberto VO5), Smithkline Beecham (Brylcreem, Badedas, Midas), Bristol Myers Squibb (Nice & Easy, Mum, Condition), Chanel, Chesebrough Ponds Usa (Vaseline, Pond' s, Faberge', Organics, Brut 33, Pepsodent, Aqua Net), Colgate Palmolive, Elida Gibbs (Timotei, Mentadent, Lynx, Brut), Gillette, Reckitt & Colman (produttrice di Steradent, Immac depilatori), Shiseido.
Ferrari Enza/29 .05.98, tratto da www.ilmondo.rcs.it