Altro che cervello di gallina!


«Bipedi dalle sofisticate abilità intellettive.» Questa definizione potrebbe in futuro non venire di necessità riferita all’uomo, ma anche, fatte salve le dovute proporzioni, alla gallina e agli uccelli in generale.
In passato, infatti, le capacità intellettive degli uccelli sarebbero state grossolanamente sottostimate. Basti considerare solo alcune tra le sorprendenti imprese che un pulcino può compiere non appena uscito dall’uovo. Esso è in grado di emettere per lo meno 15 diversi tipi di richiamo e costantemente impara e memorizza informazioni riguardanti il mondo circostante, per potersene avvalere come guida al proprio comportamento.
Il pulcino è in grado di memorizzare gli eventi esterni mentre si trova ancora all’interno dell’uovo. Non appena uscito dall’uovo, apprende con sorprendente rapidità anche le caratteristiche visive della chioccia. Il fenomeno, noto come imprinting filiale, determina lo sviluppo di un attaccamento affettivo al primo oggetto cospicuo presente nel campo visivo dopo la schiusa. Grazie all’imprinting, il pulcino impara anche a riconoscere i propri fratelli.
Nell’italiano corrente, cervello di gallina è un insulto, eppure gli studiosi di psicologia comparata hanno osservato che gli uccelli esibiscono comportamenti complessi. Per esempio, noi esseri umani non vediamo solo i frammenti di un oggetto quando questo è in parte nascosto dietro un altro oggetto, ma siamo in grado di riconoscere l’oggetto a partire dalle sole parti che rimangono visibili. Nei nostri laboratori abbiamo condotto esperimenti che dimostrerebbero che pulcini di pochi giorni di vita sono in grado di riconoscere un oggetto familiare anche parzialmente nascosto. Il neonato umano è, da questo punto di vista, molto meno abile del pulcino, perché il pulcino ha a disposizione immediatamente dopo la schiusa un repertorio comportamentale che lo mette in grado di sopravvivere, nutrirsi e spostarsi nel suo mondo in modo quasi completamente autonomo. Il neonato umano, invece, non trarrebbe alcun vantaggio dalla maturazione troppo precoce di abilità quali il riconoscimento di oggetti parzialmente occultati.
Gli uccelli, come i mammiferi, possiedono un cervello asimmetrico. I meccanismi cellulari alla base dell’apprendimento sembrano i medesimi. D’altra parte il cervello degli uccelli è differente per molti aspetti da quello dei mammiferi. Ma proprio per tali differenze, lo studio del cervello e della cognizione degli uccelli può aiutarci a svelare il modo in cui il tessuto nervoso opera per produrre il comportamento intelligente.
Stiamo cercando di capire che cosa sia possibile fare con un cervello che presenta un’architettura tanto diversa. È evidente che gli uccelli non sono menomati cognitivamente. Anzi, per alcuni aspetti le loro prestazioni sembrano migliori di quelle raggiungibili dai mammiferi. Juan Delius, dell’Università di Costanza, ha dimostrato che i colombi sono più veloci degli studenti universitari nel riconoscimento di immagini ruotate. Probabilmente ci sono aspetti della cognizione in cui gli uccelli sono svantaggiati, ma al momento non è chiaro quali possano essere. Di sicuro, «cervello di gallina» difficilmente può ancora essere accreditato come un insulto…









Giorgio Vallortigara, Lucia Regolin, Luca Tommasi, Paolo Zucca/11.00, tratto da www.lescienze.it
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