![]() Le mucche usate come discariche Clamorose rivelazioni in una vecchia indagine della commissione Agricoltura della Camera. Ma per qualcuno erano solo «birichinate». Le mucche usate come discariche. Smaltire le farine di carne costava decisamente troppo: così si è preferito darle da mangiare ai bovini Le parole sono scritte lì, nero su bianco, pesanti come macigni, nelle prime righe di pagina 144: «In linea di principio, non si dovrebbe accettare una simile giustificazione che finisce col trasformare gli animali allevati in soggetti per lo smaltimento dei rifiuti». Questo, testualmente, figura nella relazione conclusiva di un lungo lavoro della Commissione Agricoltura della Camera, durato otto mesi, da ottobre '99 a giugno 2000, e dedicato a un'ampia indagine conoscitiva sui mangimi zootecnici. La giustificazione di cui si parla è presto spiegata: il tema in discussione era quello dell'utilizzo delle farine di carne nella composizione dei mangimi, ritenuto da alcuni «perfettamente naturale», con l'aggiunta che «l'introduzione di un eventuale divieto comporterebbe dei costi enormi di smaltimento di quelle parti di animale che non riescono più ad essere smerciate nel mercato». Cerchiamo di capirci. Quando si macella un animale, ci si ritrova alla fine con notevoli quantità di farine di origine animale sterili. Smaltirle ha un costo: dalle 350 alle 400 lire per ogni chilogrammo di carne di scarto; per fare due conti, va spiegato che con l'attuale livello di consumo di carne in Italia si producono circa due milioni di tonnellate di carne di scarto. Cifre alte, dunque. Che sarebbe meglio risparmiare, suggerì allora qualcuno. Già, ma come? «Non possiamo mica buttarle in mezzo ai campi», venne detto alla commissione. Morale: benissimo, allora diamole da mangiare alle bestie. Cioè a tutti noi, grazie. Mucca pazza mette radici anche in questi modi di fare, di dire e di pensare. Che non risalgono a secoli fa, ma a pochi mesi: quando qualcuno avrebbe dovuto preoccuparsi. E invece, il verbale di sintesi della commissione è un florilegio di simili esempi. Ad esempio: «Carenti sono i controlli nei confronti delle aziende agricole che preparano da sè i mangimi per i propri animali» (pagina 139); cosa non indifferente, visto che «il 40 per cento degli alimenti somministrati agli animali allevati è prodotto all'interno delle aziende» (pagina 140). D'altra parte, proprio in quella sede veniva ricordato che la farina di carne si ottiene «anche da animali morti (non macellati) e da tessuti animali che siano risultati, in seguito a ispezioni, non idonei all'alimentazione umana... Secondo l'Assalzoo sarebbe bene che si vietasse tale pratica» (pagina 139). Dal canto suo, l'associazione degli industriali di carne sosteneva la necessità «che sia garantita la trasparenza della filiera, in modo che il prodotto che arriva per la trasformazione goda di quei requisiti di salubrità e qualità richiesti dalla normativa vigente». Peccato che le regole relative alle indicazioni da porre sul cartellino che accompagna i mangimi «risultino spesso nebulose, e non consentano una chiara individuazione del contenuto e della provenienza degli ingredienti utilizzati» (pagina 141). Non è il solo rischio, come segnalato alla commissione da Agrisalus: «Occorre impedire che nella produzione di mangimi si utilizzino, come avviene di norma, scarti nelle produzioni industriali, rigenerati attraverso la cottura ad alta temperatura. Infine sussiste un problema relativo agli alimenti tossici che spesso vengono diluiti dalle aziende affinché le quantità non siano più rilevabili» (pagina 142). A fronte di ciò, veniva suggerita «una regolamentazione dell'uso delle farine di origine animale in modo da eliminarle dalla dieta dei ruminanti» (pagina 143). Ma altre e ancor più rilevanti cose sono rimaste librate nell'aria, a cominciare dalla sicurezza alimentare: cosa è stato fatto, ad esempio, per far fronte alla segnalazione della commissione sul fatto che «l'utilizzo degli olii esausti nella produzione di mangimi per gli animali può creare problemi alla salute umana» (pagina 143)? E risulta ancora sospeso il problema da molti sollevato circa l'utilizzo nella composizione delle farine di origine animale di «carcasse di animali morti non a seguito di macellazione, e che in seguito alle ispezioni effettuate prima o dopo la morte si siano rivelati non idonei all'alimentazione umana; in tal caso l'utilizzo di tali prodotti risulta estremamente pericoloso per la sicurezza alimentare» (pagina 144). Resta da riferire di quanto detto testualmente alla commissione da un esponente della Coldiretti: «Anche nelle aziende agricole può esserci qualcuno che compie delle birichinate». Proprio così le definiva: birichinate. Chissà cosa intende lui per mascalzonate. Francesco Jori, Il Gazzettino On line/03.02.2001, tratto da www.mucca103.org |
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