Gli animali hanno un’anima
(J. Prieur, Edizioni Mediterranee, 1990)


Di solito i testi che si considerano impegnativi hanno per soggetto la saggezza dell’uomo. Esiste invece un tipo di senno che si tende a non menzionare, o peggio a ignorare: è la saggezza animale. Per tutti i popoli dell’antichità, dagli Egizi ai Greci, dai Persiani agli Indiani, fino all’antica Roma, era un principio scontato che gli animali fossero saggi, che da essi si potesse apprendere l’arte del vivere e, cosa ancor più importante, che a essi fosse riconosciuta l’esistenza di un’anima. «L’anima dell’uomo o quella degli animali, provenienti entrambe dall’anima del mondo, hanno ripreso la natura della loro sorgente, cioè sono di natura divina» (Anassagora VI-V sec. a.C.). Proprio di recente si è accesa una polemica fra animalisti e alcuni esponenti del mondo cattolico (gesuiti) sul tema dell’immortalità degli animali e del loro valore morale (Civiltà Cattolica, febbraio 1999). Al di là delle rispettive posizioni ideologiche, appare oggi necessario cercare di conoscere meglio il mondo parallelo della natura e degli animali, in particolare per imparare a convivere con i nostri «Fratelli minori» (S. Francesco, Cantico delle Creature). Tema auspicato peraltro dallo stesso Papa attuale nella «Sollicitudo rei socialis», in cui invita i teologi a studiare un nuovo rapporto fra uomo e animale. L’autore di cui mi accingo a raccontare il dossier è Jean Prieur, divulgatore della scienza dello Spirito in Europa sin dagli anni Settanta.
Egli si è sempre battuto in favore del riconoscimento della «coscienza animale», non solo dei diritti giuridici dell’animalità. Nel suo recente libro, partendo dalla narrazione dei numerosi episodi di intelligenza e sensibilità animale, arriva a giustificare la sua teoria sull’esistenza dell’anima anche per gli amici non umani. La sua ricerca viene suddivisa in tre fasi: l’affermazione dell’Essere in sé degli animali, il loro rapporto con noi e il comportamento degli uomini nella Storia, a partire dall’Oriente e dalla Grecia. «Ogni coscienza è memoria» (Bergson, Introduzione alla Metafisica). Proprio l’esistenza della memoria, la percezione del Bene e del Male, l’incontro con i loro sguardi, le loro grida di dolore (come non ricordare il dramma degli animali nei laboratori) e la percezione della morte dell’altro, secondo l’autore sono doni divini potenti e ancora intatti rispetto a quelli ormai perduti dell’uomo, vere fondamenta per giustificare l’esistenza dell’anima animale. È importante menzionare alcuni esempi riportati per comprendere le loro manifestazioni di carità più alte come l’altruismo, l’assistenza e la solidarietà, benché gli animali non abbiano mai letto il Vangelo e gli inviti contenuti al rispetto del prossimo: la tenerezza e l’amicizia fra una gattina disperata per i suoi piccoli in pericolo di vita e l’amicizia del cane molosso della fattoria che, sollecitato dalla gatta madre, scava e salva da una morte atroce i micini; il soccorso fra i gorilla, tanto amati dalla studiosa americana Diane Fossay, morta assassinata tempo fa, che accudivano e nutrivano i loro simili handicappati o ciechi; il simpatico cane Hasdrubal, che nel convento tira la campanella della cucina come i frati ritardatari, per potere ricevere anch’egli una ciotola di cibo. Potrei aggiungere le vicende del nostro cane di paese, il vecchissimo Tocco, il quale accompagnava i defunti in chiesa, i devoti ai pellegrinaggi e la banda musicale durante le varie commemorazioni.
Ciò che colpisce degli animali sono i loro occhi vividi di forza primordiale, che lasciano impressionati tutti coloro che amano e conoscono il mondo animale: «Jocelyn al suo cane: No! Quando questo sentimento si spegnerà nei tuoi occhi, si rianimerà in un cielo che non conosco!» (Lamartine). Prieur ci rammenta che i loro sono sguardi di riconoscenza e di immensa tragicità, sono occhi smarriti e traditi di cani randagi, occhi spenti di un gatto in laboratorio dopo un’anestesia, prima che gli venissero conficcati gli elettrodi nel cervello per un ennesimo e inutile esperimento. Come lo sguardo implorante di una madre foca, impotente dinnanzi al sangue sparso del suo cucciolo. Sguardi come grida: «Nell’estremo dolore, i ruoli si invertono : gli uomini emettono grida bestiali, le bestie grida umane» (Malcolm Dechazal). Affascinante è anche un altro tema affrontato nel libro di Prieur: l’anima che sopravvive e si manifesta sulla psiche animale, sulla memoria, centro decisionale simile a quello della coscienza umana. Vedi il racconto del cane Rolf, morto e divenuto entità psichica che fa fuggire disperatamente di casa la nuova inquilina, la gatta Tortoise. Negli anni Sessanta apparve sui quotidiani francesi la storia di una famiglia distrutta in un incidente stradale: i parenti narrarono che il cane si rifiutò di salire in auto e, nonostante i suoi latrati, non riuscì a trattenere la sfortunata famiglia dal suo destino.
Il libro di Prieur si conclude dopo una lunga e interessante rassegna storica che parte dalla cultura egizia passando per il Medioevo e le sue superstizioni fino al XX secolo, età di equivoci e inganni, in cui trionfa sul palcoscenico della presunta scienza moderna la crudeltà della vivisezione e della manipolazione genetica. L’opera si conclude con una certezza e un dubbio: «Sì, gli animali hanno un’anima e nel frattempo resta aperta un’altra questione: gli uomini hanno un’anima?»









Anna Faccenda, tratto da www.controluce.it